{"id":1202,"date":"2016-03-15T15:47:27","date_gmt":"2016-03-15T14:47:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tracciati.eu\/viaggiaitalia\/?p=494"},"modified":"2016-07-26T17:35:43","modified_gmt":"2016-07-26T15:35:43","slug":"in-cerca-di-recioto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/2016\/03\/15\/in-cerca-di-recioto\/","title":{"rendered":"Valpolicella in cerca di&#8230; Recioto"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Emanuele Cenghiaro<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un cruccio che serpeggia tra gli estimatori dei vini della Valpolicella. Un cruccio che riguarda il recioto. Continua a essere questo vino, infatti, la vera anima della vallata a dispetto dei successi dell\u2019amarone. I veronesi ne fanno quasi un culto, per\u00f2 si tratta di un prodotto dolce che al di fuori delle dolci colline scaligere oggi incontra meno il gusto dei consumatori, orientati pi\u00f9 verso i vini secchi. Cos\u00ec l\u2019amarone non solo ha subissato il fratello maggiore nella fama e nel ruolo di traino economico della Valpolicella, ma pi\u00f9 di un produttore sembra avere smesso di produrre bottiglie del pur amato capostipite per il commercio riservandole per se, gli amici e pochi estimatori. E, se anche lo produce, non lo promuove pi\u00f9 di tanto: prima viene sempre l&#8217;amarone&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.tracciati.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/appassimento_cassette4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-496\" src=\"http:\/\/www.tracciati.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/appassimento_cassette4-200x300.jpg\" alt=\"appassimento_cassette4\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a>Tutto questo\u00a0non sorprende: amarone e recioto nascono dalle stesse uve messe ad appassire e, una volta che gli acini sono pronti per essere vinificati, dopo un paio di mesi, si deve deciderne la sorte. Bloccare la fermentazione quando ci sono ancora tanti zuccheri e produrre cos\u00ec il recioto o lasciarla proseguire fino al termine e ottenere quindi una maggiore quantit\u00e0 di un prodotto, l\u2019amarone, ben pi\u00f9 richiesto dal mercato? Questo \u00e8 il dilemma.\u2028Difficile dare torto a chi guarda in primis l\u2019aspetto economico e sceglie questa seconda strada. Per\u00f2 in questo modo si rischia di perdere non solo un prodotto eccezionale e forse unico al mondo, ma anche un pezzo di storia. Raccontava Daniele Accordini, direttore della Cantina della Valpolicella Negrar, che gi\u00e0 qualche brandello si \u00e8 andato perdendo. Non solo le tipologie di recioto erano tante e quei pochi che riservano le uve a questo vino, sottraendole all\u2019amarone, non ne hanno abbastanza per produrle tutte, ma ormai alcuni non saprebbero nemmeno pi\u00f9 come farle.\u2028\u00abNon sono riuscito ad esempio a trovare nessuno che faccia ancora il recioto liquoroso\u00bb, racconta Accordini, che sciorina le sette tipologie di cui la cantina riesce a produrne pi\u00f9 della met\u00e0. C\u2019\u00e8 il giovane detto anche \u201cda palio\u201d perch\u00e9 viene fatto debuttare nell&#8217;ambita gara enologica in seno alla festa pasquale del Palio del Recioto, quello classico che matura in bottiglia, quello \u201cnon classico\u201d affinato in legno, quello spumante che a Verona \u00e8 il vino \u201cda pandoro\u201d per antonomasia, e c\u2019\u00e8 l\u2019amandorlato che \u00e8 una via di mezzo tra recioto e amarone e che non fa quasi pi\u00f9 nessuno. Non \u00e8 facile da trovare neanche\u00a0quello detto \u201cmosso\u201d che si imbottiglia il gioved\u00ec santo con i suoi lieviti che rifermentano e che ogni volta che si apre \u00e8 una sorpresa, e che ormai si fa per consumo familiare, rarissimo \u00e8 come detto\u00a0il quasi scomparso liquoroso.<\/p>\n<p>Insomma, il recioto non \u00e8 un vino, ma un mondo, una storia, una tradizione. E in qualche modo, senza che nessuno si offenda, \u00e8 anche un reperto storico, quasi un \u201cdinosauro\u201d, ovvero un esemplare vivo ancora oggi di quella tipologia di vini che amavano bere i nostri antenati fin dal tempo dei romani: dolci e \u201cspessi\u201d, quasi carnosi. Vino retico e acinatico, tanto decantati dagli antichi e che forse corrispondevano proprio al recioto, erano molto pi\u00f9 vicini a questo vino di tutti gli altri che troviamo oggi in commercio. Bevendo un calice di recioto, bevanda ormai unica nel panorama internazionale, si fa un salto nel tempo. Ecco perch\u00e9 a volerlo salvare non deve essere solo una sparuta pattuglia di estimatori o di nostalgici della Valpolicella.<\/p>\n<p>Come salvarlo? Beh\u2026 bevendolo, cos\u00ec i vignerons veronesi si convinceranno a produrlo e a promuoverlo! E magari, come ha fatto la Cantina della Valpolicella Negrar di recente con un piccolo gruppo di giornalisti, azzardando anche un ritorno al passato \u201ctotale\u201d: provando cio\u00e8 abbinamenti che superino i classici accostamenti con dolci secchi e biscotteria. C\u2019\u00e8 da rischiare il vero ritorno all\u2019origine, quando le brocche di recioto innaffiavano pietanze di ogni tipo, dagli antipasti ai primi piatti fino ai secondi. Perch\u00e9 no? Chi ci dice che il dolce non possa tornare sulla tavola e ben figurare, magari con piatti pensati appositamente? Chiediamo scusa\u00a0al recioto per gli accostamenti magari irriguardosi, ma pensiamo agli aperitivi: gli spritz non sono forse dolci, i prosecchi che vengono serviti non sono forse in versione extra dry? Gli analcolici a base di succhi di frutta che accompagnano fritturine di verdure e vol-au-vent quanti zuccheri hanno? E allora anche un recioto potrebbe fare la sua parte\u2026 In fondo, \u00e8 solo questione di gusto. In fondo, il grande successo dell\u2019amarone &#8211; qui lo dico e qui lo nego &#8211; forse si deve anche a quel filo di dolce che lo rende amabile a un pi\u00f9 ampio spettro di palati. Moderno insomma.\u2028Allora, ecco un dubbio: \u00e8 pi\u00f9 moderno il gusto dolce o quello secco? (se propendete per la seconda ipotesi, non ditelo a quelli della Coca-Cola\u2026)<\/p>\n<p><em>FOTO: sono state fornite dall&#8217;Ufficio Stampa della Cantina della Valpolicella Negrar<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emanuele Cenghiaro C\u2019\u00e8 un cruccio che serpeggia tra gli estimatori dei vini della Valpolicella. Un cruccio che riguarda il recioto. Continua a essere questo vino, infatti, la vera anima della vallata a dispetto dei successi dell\u2019amarone. 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