{"id":2223,"date":"2022-01-28T11:24:53","date_gmt":"2022-01-28T10:24:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tracciati.eu\/?p=2223"},"modified":"2022-02-23T19:02:49","modified_gmt":"2022-02-23T18:02:49","slug":"la-ripetizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/2022\/01\/28\/la-ripetizione\/","title":{"rendered":"La ripetizione"},"content":{"rendered":"<p>Quando correggo un testo, sia esso giornalistico o letterario, mi imbatto spesso in quello che io considero uno dei primi nemici dello scrivere \u201celegante\u201d: la ripetizione.<\/p>\n<p>Questo non significa che non si possa utilizzare pi\u00f9 volte lo stesso termine, in un testo. Trovo molta esaustiva e illuminante <a href=\"https:\/\/www.illibraio.it\/news\/saggistica\/ripetizioni-non-sono-male-719143\/\">questa analisi<\/a> di Claudio Giunta. La ripetizione pu\u00f2 essere quindi una scelta stilisticamente voluta e, in un articolo giornalistico, dove si cercano concisione e precisione, spesso \u00e8 pi\u00f9 che giustificata; a volte, poi, \u00e8 una scelta obbligata, ad esempio nel caso in cui per alcune voci non vi siano molte alternative. Penso ad esempio alla parola \u201cgiorno\u201d: chi usa ancora il sinonimo \u201cd\u00ec\u201d (con l\u2019accento)? Altri non me ne vengono in mente. In questo e in altri casi simili, una soluzione \u00e8 cercare di volgere il periodo in modo che, se mi trovo a dover scrivere due volte la stessa voce a poche righe di distanza e non voglio proprio farlo, una delle due possa essere evitata. Pi\u00f9 spesso la seconda. Banalizzo: \u201c<em>Quello stesso giorno Mario doveva vedere il medico, mentre il giorno dopo doveva partire per le vacanze<\/em>\u201d potrebbe diventare \u201c<em>Quello stesso giorno\u2026 mentre il successivo\u2026<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Cosa cambia? Forse nulla. L&#8217;importante per\u00f2 \u00e8 anche solo essersi posti il problema e avere preso una decisione consapevole. Un lettore attento che trovi in un testo molte di queste situazioni potrebbe infatti cominciare a dubitare che l\u2019autore abbia dedicato il giusto tempo all\u2019impegno, alla \u201climatura\u201d stilistica del suo scritto\u2026 Insomma, che l\u2019autore sia stato un pochino troppo pigro.<\/p>\n<p>Vi sono poi dei termini che, se si ripetono, non si \u201cnotano\u201d molto, come il verbo \u201cfare\u201d, su cui un giorno ritorneremo; altri, invece, saltano subito all\u2019occhio: come gli avverbi, in particolare se lunghi, o le parole ricercate che proprio perch\u00e9 sono pi\u00f9 rare rimangono impresse. Qui i vocabolari dei sinonimi e, oggi, internet, possono essere molto utili!<\/p>\n<p>Concludo: trovo che, almeno quando uno rilegge un proprio scritto, qualsiasi sia la destinazione dello stesso, se si imbatte in una ripetizione che possa dare l\u2019idea di sciatteria nell\u2019autore (non certo, quindi, quelle fatte rilevare nell&#8217;articolo di Giunta sopra menzionato), dovrebbe fare uno sforzo per evitarla. Basta un sinonimo, un giro di parole, una modifica nell\u2019ordine di soggetti-oggetti-complementi e componenti vari della frase. Richiede fatica? No, richiede di non essere pigri e di esercitare competenze, di esaltare creativit\u00e0. E, non di rado, tale ricerca di un&#8217;alternativa pu\u00f2 portare ad aprire nuove strade e prospettive. \u00c8 la palestra quotidiana, quella che alla fine aiuta a differenziare il vero scrittore da chi ha solo l\u2019ambizione di esserlo.<\/p>\n<p><em>NOTA: per scrivere questo testo ho consultato il vocabolario dei sinonimi e ho trovato ad esempio che, oltre a \u201cparola\u201d, \u00a0potevo usare \u201ctermine\u201d, \u201cnome\u201d, \u201cvoce\u201d, \u201clemma\u201d (quest&#8217;ultimo per\u00f2 mi \u00e8 parso troppo tecnico e l&#8217;ho evitato)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando correggo un testo, sia esso giornalistico o letterario, mi imbatto spesso in quello che io considero uno dei primi nemici dello scrivere \u201celegante\u201d: la ripetizione. Questo non significa che non si possa utilizzare pi\u00f9 volte lo stesso termine, in un testo. Trovo molta esaustiva e illuminante questa analisi di Claudio Giunta. 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