{"id":2562,"date":"2025-03-13T14:42:21","date_gmt":"2025-03-13T13:42:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/?p=2562"},"modified":"2025-03-13T14:44:57","modified_gmt":"2025-03-13T13:44:57","slug":"scomparsi-capitolo-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/2025\/03\/13\/scomparsi-capitolo-1\/","title":{"rendered":"Scomparsi capitolo 1"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2386\" src=\"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/COP-Benato-Scomparsi-xWeb-193x300.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/COP-Benato-Scomparsi-xWeb-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.tracciatieditore.it\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/COP-Benato-Scomparsi-xWeb.jpg 456w\" sizes=\"auto, (max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/>Sera del 5 novembre 1915. Un sacerdote di mezza et\u00e0, alto, robusto, energico, \u00e8 nella sua canonica affianco alla chiesa di Besenello, territorio austriaco. \u00c8 intento a sbrigare della corrispondenza poco prima di coricarsi. Il freddo \u00e8 gi\u00e0 pungente e la vecchia stufa in ghisa ha ormai esaurito tutta la legna. Non \u00e8 prudente uscire a prenderne dell\u2019altra dalla catasta, o perlomeno bisogna farlo al buio, con la sola luce dei pochi lampioni elettrici che da qualche anno illuminano la strada principale del piccolo borgo. Non \u00e8 saggio uscire perch\u00e9 fuori imperversa una bufera, che per\u00f2 non ha niente a che vedere con vento e pioggia. In cielo volano da qualche tempo dei rudimentali aerei che lanciano bombe sui malcapitati di sotto. In lontananza si vede un bagliore folgorante che sembra debba arrivare in paese da un momento all\u2019altro: \u00e8 il fuoco dell\u2019artiglieria italiana che spera di sfondare la difesa austriaca ed entrare in paese.<\/p>\n<p>La temperatura non lascia scelta al parroco, che non si \u00e8 mai fatto spaventare dalle difficolt\u00e0 della vita, affrontando sempre tutto a testa alta e con coraggio. Richiusa alle sue spalle la porta di legno, si incammina verso la legnaia. In quel momento, nell\u2019oscurit\u00e0 appena attenuata dalle fioche lampade, intravede due figure scure, delle quali si distingue solo la punta dell\u2019elmo che indossano. L\u2019incontro \u00e8 inevitabile, non c\u2019\u00e8 via di fuga. Senza troppe spiegazioni il parroco viene arrestato e portato via. Il suo volto \u00e8 un misto di sorpresa, paura e rassegnazione. Non si aspettava quell\u2019arresto, anche se sa che altri concittadini sono stati portati via e che non pu\u00f2 fare niente per impedirlo, tanto vale consegnarsi e seguire gli ordini. Ha appena il tempo di portare con s\u00e9 il breviario, il rosario e pochi altri effetti personali. I gendarmi non vanno troppo per il sottile nell\u2019allontanare il sovversivo.<\/p>\n<p>Don. \u00abIn Austria tutto \u00e8 possibile, specialmente l\u2019impossibile. Dovetti ricredermi quando, giunto in prossimit\u00e0 della canonica, vidi due lanternoni che evidentemente aspettavano qualcheduno e quell\u2019aspettato ero io. [\u2026] Quei due cos\u00ec mi vennero incontro e\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Gendarmi: \u00abSignor curato, in nome della legge, \u00e8 dichiarato in arresto\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Don.: \u00abSta bene, e dove intendono condurmi?\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Gendarmi: \u00abIntanto a Tione\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Don.: \u00abSappiano che senza un mezzo di trasporto mi rifiuto di seguirli\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Gendarmi: \u00abNon si preoccupi per questo, vi abbiamo gi\u00e0 pensato\u00bb.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Cos\u00ec riporta il fattaccio don Baldassarre Apolloni, un collega del parroco di Besenello, in un diario che scriver\u00e0 anni dopo. L\u2019esperienza di don Apolloni \u2013 originario di Pieve di Bono e diretto a Tione \u2013 \u00e8 molto simile a quella del curato di Besenello, con una differenza: il primo ne ha scritto, il secondo no. Il pastore di Besenello ha infatti il difetto di essere attivissimo e intraprendente, ma appare tanto umile e modesto da non scrivere nulla su di s\u00e9. La sua persona viene dopo le sue opere, al punto che di lui sappiamo pochissimo. \u00c8 quasi un\u2019ombra nella Storia, un uomo che non vuole clamore, non ricerca attenzione. Ma le sue iniziative quasi debordanti gli procureranno l\u2019effetto opposto. Di lui si parla e se ne parler\u00e0, eccome, anche se per tentare di ricostruire la sua storia bisogner\u00e0 scavare molto a fondo e occorrer\u00e0 \u201cservirsi\u201d dei ricordi di chi ha vissuto ai suoi tempi. O lo ha conosciuto. O ha condiviso la sua stessa esperienza, come don Apolloni che in questa storia non \u00e8 un personaggio chiave ma \u00e8 un fedele narratore di molti dei fatti accaduti al Nostro. Una sorta di Virgilio che prima di Dante \u00e8 all\u2019inferno e gli fa strada tra i gironi. Il don di Besenello, al pari dell\u2019Apolloni, finir\u00e0 infatti recluso in un luogo quasi infernale. Anzi, un \u201cnon luogo\u201d, un campo di prigionia dove la vita sembra essere sospesa ed il senso del tempo si perde. Ma questo, il parroco di Besenello, non lo ha ancora visto. Il campo dove \u00e8 diretto, per ora, \u00e8 solo uno spauracchio di cui molti mormorano, ma solo chi ne varca l\u2019ingresso pu\u00f2 capire che la fama sinistra \u00e8 anche troppo generosa rispetto alla realt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>L\u2019energico religioso non pu\u00f2 quindi fare altro che seguire i due gendarmi che lo accompagnano fuori dal paese, sparendo con loro nelle umide tenebre del novembre trentino.<\/p>\n<p>Il giorno dopo l\u2019arresto, in paese non si parla d\u2019altro. Il parroco \u00e8 stato portato via, si dice a causa delle sue simpatie filo italiane. Uno scandalo! Chi verr\u00e0 a rimpiazzarlo? Chi curer\u00e0 le anime di quel paesino piccolo ma di vitale importanza per l\u2019andamento della guerra? Gi\u00e0, la guerra. Forse la scomparsa del parroco \u00e8 del tutto marginale rispetto ai problemi che causa la guerra. Profughi, requisizioni, fame, commerci chiusi\u2026 I bombardamenti degli italiani sono incessanti, le vicine Ospedaletto e Borgo Valsugana vengono colpite ripetutamente, senza contare i comuni ancora pi\u00f9 a sud che hanno visto l\u2019inferno. Ce n\u2019\u00e8 abbastanza per turbare gli animi della gente giorno e notte e, alla fine, un arrestato in pi\u00f9 o in meno non fa poi cos\u00ec tanta differenza. Ma non per tutti \u00e8 cos\u00ec irrilevante. C\u2019\u00e8 qualcuno, in paese, che rester\u00e0 tramortito a vita da quello e da altri arresti che stanno avvenendo a Besenello e in tutto il Trentino. \u00c8 una bambina di 5 anni, vivace, curiosa, appartenente ad una famiglia religiosa e perbene, rispettata da tutti. La bimba si chiama Ester Cucco e malgrado gli altri orrori della guerra cui assiste con i suoi candidi occhi, resta choccata in modo particolare dalla scomparsa del parroco. Lo stupore rimane impresso nella sua memoria al punto da conservare quel ricordo per un secolo. Fino a che, un giorno, lo riporta a galla.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00abCom\u2019era la vita in tempo di guerra?\u00bb, le si chiedeva. \u00abC\u2019era timore per le catture\u00bb, rispondeva a chi andava a farle visita nella casa di riposo dove dimorava. Il ricordo, in verit\u00e0, era confuso. Non sapeva chi fosse stato ad arrestare il parroco e perch\u00e9. La voce che parteggiasse per l\u2019Italia circolava, ma restano dei dubbi che l\u2019anziana non ha mai dissipato nella sua lunga vita. N\u00e9 lei n\u00e9 i suoi compaesani sapevano i dettagli, accontentandosi di conoscere quello che era dato conoscere. E cos\u00ec come loro, lo stesso parroco \u00e8 tenuto all\u2019oscuro del motivo per cui i due gendarmi lo hanno caricato su un treno diretto a Linz. Ma chi \u00e8 questo curato? Cosa \u00e8 rimasto di lui, oltre al ricordo nebbioso di un\u2019anziana testimone? Un secolo \u00e8 passato da quell\u2019evento, ma le domande sono ancora tutte l\u00ec, in cerca di risposte.<\/p>\n<p>Don Elvio Pezzi nasce nel 1868 a Dercolo, una frazione di Campodenno che un tempo faceva comune a s\u00e9. Parroco di Besenello dal 1907, vi resta fino a quella sera del 5 novembre 1915, quando viene arrestato. Della sua permanenza in paese nell\u2019arco di quegli otto anni altri compaesani scrivono e scriveranno, perch\u00e9 non \u00e8 un tipo che le manda a dire. Fa valere il suo pensiero, si fa rispettare, e anche la nostra suor Eugenia ricordava che, quando arrivava don Elvio, i bambini scappavano. Le foto del tempo sono sbiadite ma sappiamo che ha 47 anni, \u00e8 abbastanza alto per l\u2019epoca, ha una mascella generosa e un mento arrotondato. Lo guardo \u00e8 penetrante e deciso, l\u2019aria fiera e risoluta. Sar\u00e0 forse stato il suo carattere a causargli un\u2019accusa di irredentismo, cio\u00e8 di parteggiare per l\u2019Italia, per il nemico? Di tempo per riflettere sugli anni trascorsi a Besenello don Elvio ne avr\u00e0 parecchio, per sua sfortuna. Non fosse altro per la lentezza del treno:<\/p>\n<p>\u201c<i>A mezzanotte il treno \u00e8 pronto; ci si ordina di salire. Cerchiamo di accomodarci alla meglio unendoci alle persone di maggior confidenza [\u2026]. ll nostro era un treno lumaca; andava adagio, si fermava spesso e a lungo, proprio quello che ci voleva per tenerci sulla corda pi\u00f9 a lungo[\u2026]. A furia di fermatine e corserelle si arriva a Bolzano. Anche a quell\u2019ora la stazione, senza essere affollata, era animata da loschi ceffi di soldatacci che credevano fulminarci con le loro grinfe [\u2026ma] le loro minaccie non ci fecero n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo. Al treno si aggiunse una seconda macchina e a furia di strappi quella in capo e di spinte a quella in coda, ci si issa su per le ripide rivolte fino al Brennero, ove giungemmo al spuntar del giorno. Qui si offerse ai nostri occhi uno spettacolo doloroso che ci colp\u00ec proprio nella parte pi\u00f9 sensibile del cuore. Due lunghissimi treni, uno rigurgitante di Germanici e proprio di quelli dal chiodo, e l\u2019altro stracarico di ordigni che in mano ai nemici fanno cos\u00ec brutto vedere, voglio dire, macchine da guerra, cannoni d\u2019ogni calibro pronti sui loro affusti che sembravano dire: Ora veniamo noi!<\/i>\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 sempre l\u2019Apolloni che parla e ricostruisce minuto per minuto l\u2019esperienza che molti altri come lui hanno vissuto. Compreso don Elvio, che malgrado il carattere tenace \u00e8 sopraffatto da paura, sconforto, rassegnazione, rabbia. Ma forse, da persona colta e avveduta qual \u00e8, non \u00e8 stato preso poi cos\u00ec di sorpresa. Sa che alcuni suoi colleghi sono gi\u00e0 stati allontanati dalle loro parrocchie, cos\u00ec come alcuni compaesani sospettati di essere filo italiani. Ma non ha nulla da rimproverarsi sotto quell\u2019aspetto, il suo comportamento nei mesi di guerra, e anche in quelli precedenti, non pu\u00f2 aver dato adito a dubbi sulla sua fedelt\u00e0 alla monarchia. Eppure qualcosa deve essere successo, qualcuno deve avere ritenuto che non potesse pi\u00f9 restare a Besenello.<\/p>\n<p>A poco a poco, mentre il viaggio prosegue, don Elvio inizia a ripercorrere mentalmente tutti i rapporti con i parrocchiani. Quando e come poteva aver proferito una parola che lasciasse intendere una sua simpatia per l\u2019Italia? Alcune ombre iniziano a insinuarsi nella sua mente. E pensare che il suo arrivo in paese era stato idilliaco.<\/p>\n<p>Il 2 luglio 1907 il Conte Gottardo Trapp, patrono della chiesa di Besenello, con una lettera inviata al comune riferiva di aver nominato don Pezzi. Il 14 agosto il comune si era riunito per discutere dell\u2019accoglienza del nuovo curato: qualche giorno prima il Capocomune e il consigliere comunale Costante Cofler si erano recati a Sporminore (TN) per \u201cossequiarlo\u201d dopo la nomina e per accordarsi sulla data in cui avrebbe preso incarico, il primo settembre. Per preparargli una buona accoglienza il consiglio comunale aveva stabilito di erigere a proprie spese due archi ed \u201ceccitare\u201d la popolazione ad erigerne degli altri. Si era addirittura deliberato di acquistare della polvere da sparo per caricare dei piccoli mortai da attivare per una festa che si preannunciava pirotecnica. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Tutto bene dunque, se non che, qualche riga dopo, il rapporto che racconta dell\u2019arrivo in paese di don Elvio annota anche che il conte Trapp si rifiuta di farsi carico di alcune spese della parrocchia. Dunque il nobiluomo, proprietario del vecchio rudere di Castel Beseno che domina sul borgo, aveva nominato il parroco ma non voleva pagare alcunch\u00e9. In effetti, il conte probabilmente non se la passava bene dal punto di vista economico, visto lo stato di abbandono del castello. Nel 1907 ci sono gi\u00e0 dunque due attori che ruotano attorno a don Elvio: il conte e il comune. Con entrambi i rapporti partono bene, ma negli anni successivi qualcosa si incrina nel mondo attorno al parroco, e non a causa della guerra. Don Elvio \u00e8 un intraprendente e questa sua caratteristica non piace a tutti. Dunque, perch\u00e9 \u00e8 stato arrestato? Purtroppo il sistema con cui avvengono questi arresti, chiamati internamenti, \u00e8 noto: se lasci intendere di parteggiare per l\u2019Italia, per il nemico, vieni internato. Se alimenti dubbi sulla tua fedelt\u00e0 all\u2019Imperatore, vieni internato. Se non fai niente di tutto questo, ma c\u2019\u00e8 qualcuno che proprio non ti sopporta, questo \u201cgiuda\u201d ti denuncia sulla base di una semplice voce. \u201cIl signor X ha pronunciato una frase contro la guerra!\u201d. Uno scandalo. Il semplice sospetto che il signor X sia contrario alla guerra basta per farlo internare. E non si verifica in un secondo momento se l\u2019accusa sia reale. Non si apre un processo nel quale ci si pu\u00f2 difendere. Il signor X finisce prima in una lista nera e poi, molto probabilmente, viene arrestato e internato. Don Elvio conosce bene tutto questo, ma non riesce a mettere a fuoco chi potrebbe averlo denunciato e, soprattutto, sulla base di quali elementi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Accantonati i pensieri sui suoi anni trascorsi a Besenello, almeno per il momento, il parroco cerca un sonno ristoratore tra le rigide assi del treno in cui \u00e8 stipato. I primi tratti sono di difficile percorrenza, il rischio di bombardamenti italiani \u00e8 sempre presente e angosciante. Sembra di vederlo, don Elvio, estirpato dalla sua comunit\u00e0 e diretto verso un luogo dove non pu\u00f2 pi\u00f9 nuocere, se mai avesse potuto essere pericoloso per qualcuno.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u201c<i>I treni erano infiorati e imbandierati. Sulle macchine e sui carri a lettere cubitali si leggeva: Nach Rom, nach Meiland, nach Venedig <\/i>[Per Roma, per Milano, per Venezia, NdA]<i> e poi cos\u00ec come per galanteria cartelli con queste scritte: \u201cNieder mit Italien; Gott strafe England; Italien strafen wir. Abbasso l\u2019Italia. Iddio punisca l\u2019Inghilterra; l\u2019Italia la puniamo noi\u201d.<\/i><\/p>\n<p><i>Avevano un po\u2019 ragione perch\u00e9 se avessero aspettato che Iddio li avesse aiutati a castigare l\u2019Italia, sarebbero l\u00ec ad aspettare ancora.<\/i><\/p>\n<p><i>Ho fatto conoscenza, e quanto presto, con la fame. A Woergel una gamella d\u2019orzo. Dalle vestigia e dall\u2019odore vi doveva star aggiunta anche della carne che non giunse per\u00f2 fino a noi. Poi per ore e ore lungo il corso della Salza e valle Pongau ci annoiammo mortalmente e finalmente arrivammo a Salisburgo. Fatti scendere ci si ammucchia sotto una tettoia. Non potevamo uscire ma potemmo avere del pane e della birra dalle compiacenti chellerine <\/i>[cameriere, NdA]<i> di una birreria l\u00e0 di fronte. C\u2019\u00e8 un proverbio: Chi ha fame non ha sonno e noi acchetato in qualche modo lo stomaco sentivamo prepotente il bisogno di dormire, dopo tre notti quasi insonni; il disagio non ce lo permette.<\/i><\/p>\n<p><i>Intanto attendiamo indifferenti [\u2026]; a nulla infatti ci gioverebbe avere una volont\u00e0. A certa ora ci tolgono di l\u00ec e ci conducono al treno che manovra fuori della stazione. Erano carri per animali, 8 cavalli e 40 uomini. A scelta. Un\u2019assicella serve di scala. I primi che entrano trovano da sedersi, gli altri dovranno star in piedi o mettersi coccoloni in mezzo e per colmo si doveva scomodarsi brancicando nel buio e passar tutta la notte senza il conforto della luce. Fisso in pensieri tristi stavo alla mia volta per ascendere, quando un caporale della scorta, mi tira per la veste e mi dice piano: \u201cWarten Sie nur\u201d <\/i>[aspetti un po\u2019, NdA]<i>. Quando furon dentro tutti chiuse lo sportello e venga con me lei, m\u2019accompagn\u00f2 in coda, ove erano alcune vetture di III classe bene illuminate e quasi quasi in quel momento e per l\u2019atto gentile di quel soldato, mi pentivo di aver voluto sempre poco bene ai tedeschi. [\u2026] Scontai per\u00f2 quella piccola fortuna col dover assistere ad una scena pietosa. Un povero impiegato postale, forse per circostanze particolari, certo profondamente impressionato per l\u2019arresto inopinato, per l\u2019abbandono della famiglia, per la perdita dell\u2019impiego e conseguente completa rovina materiale e morale, nonch\u00e9 per la fame ed il trattamento inumano, il fatto sta che n\u2019ebbe sconvolto il cervello e usc\u00ec in segni manifesti di pazzia. Piangendo e a volta a volta reagendo energicamente, protestava la sua innocenza, il dovere fedelmente compiuto e tutto ci\u00f2 rivolto a noi come se noi fossimo la causa dei suoi guai, o impietositi delle sue lagrime, potessimo liberarlo. Nella sua mente ammalata, in quelle circostanze di tempo e di luogo, forse intu\u00ec il bisogno di gridarci le sue ragioni, se cos\u00ec dir si pu\u00f2 di chi sragiona, in lingua tedesca e, come ritornello obbligato, andava intervallando l\u2019epifonema: \u201cIch bin Kein Moerder\u201d <\/i>[non sono un assassino, NdA]<i>. Cercavamo di calmarlo, promettendogli di liberarlo appena giunti a Linz ma egli voleva esserlo subito e a buon conto. [Dopo quel momento di eccitazione], cadde in un profondo abbattimento conservandosi quieto e silenzioso fino a destinazione<\/i>\u201d.<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Don Apolloni, prima, e don Elvio, poi, giungono quindi nel famigerato campo di Katzenau, nei pressi di Linz. Raccontato in una manciata di righe sembra un viaggio di poco conto, ma ancora oggi se si sale in auto percorrendo una moderna autostrada si impiegano circa sette o otto ore dal confine italo-austriaco. Un secolo fa la tratta era oltremodo lunga e monotona e richiedeva diversi giorni di viaggio. La strada pi\u00f9 veloce corre oggi lungo una larga valle immersa tra boschi e montagne, con qualche paesino qui e l\u00ec, e fa una certa impressione immaginare che del grande e potente Impero austro-ungarico di un secolo fa sia rimasta solo quell\u2019estensione quasi anonima da sud a nord, tra l\u2019Italia e la Repubblica Ceca.<\/p>\n<p>Il percorso per arrivare \u00e8 tortuoso, si snoda da una montagna all\u2019altra, ma dopo un\u2019ennesima curva ecco aprirsi un territorio pianeggiante dove si scorge il Danubio e una grande citt\u00e0. \u00c8 Linz.<\/p>\n<p>\u201c<i>Ormai qualunque fosse la meta e la sorte che ci aspettava, non vedevamo l\u2019ora che quel viaggio penoso avesse fine una volta. Non si sapeva per\u00f2 ancora precisamente qual era questa meta. Qualcheduno parlava di Linz per averlo sentito dire non si sa da chi. Ai primi albori, era il 27 maggio, via via lontano, scorgemmo un chiarore indistinto che poteva essere anche il riflesso di una grande citt\u00e0 illuminata. [\u2026] Era Linz, la capitale dell\u2019Austria superiore. Il treno rallenta e si ferma e, vedete fortuna di chi viaggia nelle nostre condizioni, nessuno teme di sbagliar treno, coincidenze e destinazione, c\u2019era chi pensava a tutto ci\u00f2. Naturalmente queste considerazioni le faccio adesso alla distanza gi\u00f9 per su di ventidue anni, allora le freddure erano pi\u00f9 stentate. Ci si fa scendere e ci conducono in un locale tetro semioscuro annesso alla stazione e ci si d\u00e0 ancora un caff\u00e8, fatto in serie come tutti i ricevuti e che riceveremo. Un\u2019altra constatazione, dovetti fare ancora una volta che noi italiani siamo nati fatti per andar d\u2019accordo coi tedeschi, alla rovescia; noi avevamo fame ed essi ci danno da bere&#8230; Attraversando la citt\u00e0 siamo fatti segno a dimostrazioni di simpatia per parte di qualche linzese mattiniero. Occhiate assassine e manifestazioni di favore come queste: \u201cSieh da, sieh da unsere Irredentisten. Nuraufhangen\u201d <\/i>[Guardateli, guardateli i nostri irredentisti; impicchiamoli, NdA]<i>. Grazie del complimento.<\/i><\/p>\n<p><i>Usciti di citt\u00e0 ci si infila in una strada di campagna; si affondava nella polvere che sollevata accecava e toglieva il respiro. Se cerchiamo nel vocabolario che cosa significa la parola internare, troviamo che essa significa: Relegare e costringere persone nell\u2019interno del paese, lontano dai confini o dai luoghi dove possono nuocere. Logicamente quindi noi, considerati dall\u2019Austria pericolosi al nesso dell\u2019impero avremmo dovuto essere col\u00e0 esser portati fuori e sotto certe restrizioni, lasciati vivere e circolare liberamente. La vista delle baracche mi richiam\u00f2 alla realt\u00e0 dei fatti. Ebbi una stretta al cuor. Intravidi i disagi della vita in comune, gli inconvenienti del dormire ag[g]lomerati nello stesso ambiente fra gente, pur affratellata dalla sventura, di gusti di abitudini differenti. Fino al momento dell\u2019arresto, lo spauracchio delle baracche mi accompagn\u00f2 sempre tormentandomi come una spina fitta nelle carni vive, oltre che per i motivi accennati specialmente, per il pericolo non immaginario e vano, ma incombente delle malattie infettive. Tanto pi\u00f9 che proprio a Linz e in quelle baracche nell\u2019autunno antecedente aveva infuriato e mietute infinite vittime fra il militare e i prigionieri russi, il tifo esantematico a cui sono maggiormente esposte le persone che vivono in cattive condizioni igieniche esposte alla miseria e alla fame. E qui mi viene quasi un dubbio[\u2026]; m\u2019\u00e8 venuto, dico il cattivo pensiero che i nostri signori padroni avessero fatto alleanza con i morbi contagiosi per disfarsi dei nemici interni, come la fecero coi Turchi per debellare i nemici esterni, che per un Imperatore apostolico, non c\u2019\u00e8 male!<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>I nostri parroci arrivano dunque nel tanto temuto campo di Katzenau. \u00c8 un agglomerato di baracche di legno che ospitano migliaia di persone, prigionieri politici soprattutto. Donne, uomini, sacerdoti, anziani, tutti accomunati dal sospetto di non essere fedeli all\u2019Imperatore e alla causa della guerra. Il campo \u00e8 costruito su un\u2019ansa secca del Danubio, che ben presto si impantaner\u00e0 con le piogge autunnali. Oggi di quella struttura non resta niente, tranne qualche foto che lascia di stucco. A prima vista sembra di vedere Auschwitz: tante baracche, un grande spazio recintato, molte persone recluse. Ma a ben guardare si nota qualcosa di strano. Gente che gioca a carte. La celebrazione della messa. Persone che chiacchierano tranquillamente. \u00c8 un clima surreale, un misto tra una sorta di macabro Grande Fratello e una prigione. \u00c8 un non luogo, un posto dove il tempo, la legge, il diritto e i diritti sono sospesi, ma non cos\u00ec tanto da ridurre le persone a numeri. Anzi. I loro nomi sono scrupolosamente annotati in elenchi che vengono compilati ripetutamente, al punto che oggi ne esistono varie copie, solo in parte sovrapponibili. I veri nemici, dentro al campo, non sono per\u00f2 le guardie o la mancanza di libert\u00e0, che pure angosciano e tormentano i reclusi. La preoccupazione di tutti \u00e8 per il sovraffollamento e per le malattie che circolano e mietono vittime su vittime, come ricorda don Apolloni nel suo diario.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ma quanto dovranno restare l\u00ec, gli internati? Forse non \u00e8 il caso di farsi troppe domande e di accettare la situazione. Pare, gira voce, che se ci fosse un vero processo nei loro confronti l\u2019eventuale pena potrebbe essere anche peggiore dell\u2019internamento, che, in fin dei conti, \u00e8 solo una misura cautelativa. Ma il senso di incertezza e precariet\u00e0 alla lunga diventa logorante. Le due parole pronunciate dai gendarmi che li hanno arrestati, cosa sono? Un avviso? Una comunicazione che probabilmente non rivedranno pi\u00f9 la loro parrocchia? Dovrebbero avere perlomeno la possibilit\u00e0 di difendersi, dimostrare che sono innocenti. Ma niente di tutto questo \u00e8 possibile.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Don Apolloni e don Elvio entrano in quella terra di nessuno. Li pervade un senso di spaesamento e di isolamento che non \u00e8 solo fisico, per le recinzioni che delimitano il campo dal territorio circostante, ma anche mentale. Katzenau \u00e8 una specie di Stato nello Stato, dove l\u2019unica legge \u00e8 quella che non esiste legge, dove le persone sono separate dal resto del mondo perch\u00e9 il fardello che grava sulle loro teste, quello di essere degli infedeli, ha eliminato il diritto alla cittadinanza. I burocrati del campo, dopo un primo tempo, hanno perlomeno l\u2019accortezza di mettere tutti i religiosi nella stessa baracca, anche se non subito.<\/p>\n<p>\u201c<i>[\u2026] Fra i primi scorsi il carissimo dott. Guella. Chiesi con trepidazione come stesse e come si trovasse. Un singhiozzo gli fece un nodo alla gola e due grosse lacrime rigarono quel volto da galantuomo. Rimasi male e pensavo: se un tale anteo <\/i>[epiteto dal gigante Anteo, NdA]<i> \u00e8 cos\u00ec fiaccato, cosa sar\u00e0 mai di me! [\u2026].<\/i><\/p>\n<p><i>Intanto [\u2026] quei butteri spingevano avanti noi, mandria umana con l\u2019angelica grazia del loro linguaggio, con pugni, fianconate e coi calci dei fucili, e arrivammo alla baracca che ci era destinata, la 24. Era l\u2019arca di No\u00e8. Vi erano stipati operai, donne, vecchi, bambini di tutte le regioni d\u2019Italia. I regnicoli erano certo duecento, quasi altrettanti noi e tutti in una baracca. A noi era riservata solo una parte della stessa, quella a settentrione e per incominciare, niente letto, niente paglia e niente coperte e una sporcizia ributtante. Noi di Pieve di Bono, per non disperderci, prendemmo possesso di un tratto di quell\u2019impiantito <\/i>[una sorta di pavimento, NdA]<i>, collocandoci le nostre valigie e gli ombrelli, poi sedemmo [\u2026] su di una trave messa l\u00ec per contenere nel giaciglio la paglia che almeno ai soldati ed ai Russi non si negava. Nessuno aveva voglia di parlare, mutismo perfetto. Tanto per far qualcosa, prendo il mio breviario per incominciare la recita ma lo tento invano perch\u00e9 la testa \u00e8 assente e gli occhi stanchi e pesti devono rincorrere le parole che scappano e svaniscono come se giocassero a rimpiattino. Per mia esperienza compresi allora che il proverbio popolare: orbo per la fame, non \u00e8 un semplice modo di dire. Un altro incubo che mi tormentava, fino dall\u2019arresto, \u00e8 in rapporto diretto con la vita di baracca, era la paura dei parassiti di quelle bestioline che in tempo di guerra brulicavano nelle trincee, nelle caserme e un po\u2019 dapertutto e che i soldati affamati dovevano nutrire a sue spese. Guardando quella moltitudine polimorfa, le assi luride di quel pavimento cos\u00ec mal connesso, veniva spontanea la convinzione che sotto e sopra ve ne doveva essere di ogni qualit\u00e0 e razza, e gi\u00e0 me li sentivo prurire addosso. E c\u2019era di peggio. Si sa che una specie di questi pidocchi oltre che fastidiosi, sono causa di una malattia che dal nome greco della gentil bestiola si chiama ftiriasi, spesso mortale. Di tal malattia morirono personaggi celebri nella storia tra cui: Antioco Epifane, tiranno pazzo e crudele, Erode il grande, quello della strage degli innocenti ed il famigerato Filippo II, famosi tutti per le loro crudelt\u00e0. Dunque, caro e gentile animaletto, tu che sei il castigatore dei crudeli e che vivi nella intimit\u00e0 dell\u2019uomo e ne conosci i segreti, sai gi\u00e0, chi devi colpire e lascia stare noi.<\/i><\/p>\n<p><i>Le porte alle due estremit\u00e0 della nostra baracca sono custodite da picchetti di soldati armati di schiopettoni con tanto di baionetta in canna che forse potevano esser l\u00ec come guardia d\u2019onore. Noi per\u00f2 ne avremmo fatto senza volentieri [\u2026]. Vediamo invece di buon occhio un\u2019altra squadra che viene a distribuire a noi, ultimi venuti, la gavetta e la posata, segno che almeno l\u2019intenzione di darci da mangiare c\u2019\u00e8.<\/i><\/p>\n<p><i>Per ingannare il tempo e la fame vogliamo far esperimento, di quei Minossi che stavano orribilmente sulle porte, ci permettono di metter fuori il naso. Visto che le guardie non hanno nulla da dire ci scostiamo un po\u2019 dal luogo. Katzenau, etimologicamente, pu\u00f2 tradursi: ischia dei gatti <\/i>[\u201cisola\u201d dei gatti, NdA]<i>. \u00c8 una spianata formata da terreno alluvionato, forse l\u2019antico letto del Danubio, o certo, il luogo ove il fiume, prima che fosse anche lui internato nel suo alveo, faceva le sue scorribande. In tempo arido quella terra sottile, appena mossa dal piede o levigata dal vento si trasformava in polverone asfissiante, quando era pioggia o neve in fango che arrivava alle caviglie. Per ovviare in parte a quelli inconvenienti, s\u2019era provveduto, s\u2019intende quando l\u2019accampamento serviva ad altri scopi, non quindi per noi precisamente, a porre elevati un po\u2019 da terra, dei comodi camminamenti di tavole larghi circa un metro [\u2026] Siamo quindi in tutta vicinanza del gran fiume, ne vediamo gli alti argini, fra le piante vediamo passare ogni giorno navi numerosissime; il Danubio per\u00f2 non lo vidi mai in diciotto mesi che passai nel campo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>[\u2026] A mezzogiorno <\/i>[a sud, NdA] <i>era Linz, intravveduta appena per il suo castello le torri ed i campanili. Da sera a mattina, in grande arco, lambite ai piedi dal fiume si estende una corona di magnifiche colline, digradanti in dolce declivio e costellate di ville nascoste in superba vegetazione. Imponente fra tutte il Petrineum, seminario diocesano. Sulla pi\u00f9 alta di tali colline sorge suggestivo il santuario di Poestimblerg, meta per i linzesi di pii pellegrinaggi e di gite di piacere [\u2026 ]. Il paesaggio \u00e8 bello e superbo topograficamente, per il suo verde cupo, scuro, affatto mancante di policromia non \u00e8 esteticamente attraente. L\u2019orizzonte \u00e8 vasto, i tramonti incantevoli, non c\u2019\u00e8 che dire, ma i nostri monti, il nostro cielo azzurro, il bel sole d\u2019Italia non sono sostituibili.<\/i><\/p>\n<p><i>Il posto di internamento si stendeva per circa un km da mattina a sera e per circa 800 m da sud a nord comprendeva circa un centinaio di baracche. Noi da principio ne stipavamo otto, pigiati come le sardelle. Tutte le altre erano occupate da soldati. Un grande reticolato tutt\u2019ingiro guardato da ben quaranta sentinelle. L\u2019interno era frazionato da altri reticolati e il tutto dava l\u2019impressione di un gran pollaio o anche di un enorme paretaio in cui noi figuravamo da merli incappati nella ragna <\/i>[ragnatela, NdA]<i>. Un personaggio di primo piano e, per noi, arbitro di vita e di morte era Buffalo Bill un gigante che si diceva avesse girato come saltimbanco nei circhi da fiera e perfino come domatore di belve; se lo avessero mangiato!<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Sembra davvero strano che di questo posto incredibile (nel senso negativo del termine) don Elvio non abbia scritto niente. Ma un motivo c\u2019\u00e8, e sta per scoprirlo. Un inaspettato colpo di fortuna lo attende non appena mette piede nel campo. La stessa fortuna che invece non capita a don Apolloni, alle prese con la distribuzione dei pasti:<\/p>\n<p>\u201c<i>[\u2026] Una buona mezz\u2019ora prima del tempo destinato alla distribuzione del pasto ci s\u2019assiepa attorno alla baracca cucina per essere i primi serviti e, forse, per non restare a bocca asciutta. A buon conto andiamo anche noi a prendere la gavetta e ci mettiamo in coda. Finalmente s\u2019incomincia la distribuzione. Mamma mia qual baraonda! Erano duemila persone e forse pi\u00f9 che s\u2019urtavano, vociavano, lavoravano di gomiti e cercavano tutti di sovverchiarsi e di sorpassarsi. In quelle circostanze sarebbe stata pretesa fuor di posto la calma e l\u2019educazione. Era la lotta per l\u2019esistenza che giustificava la violenza. I pi\u00f9 robusti e risoluti a forza si aprono un varco, raggiungono la cucina, son serviti, escono da un\u2019altra porta divorano trionfalmente la minestra, pi\u00f9 saporita ancora perch\u00e9 conquistata con tanta fatica. Di fronte a giovani a operai validi di braccia e di animo che cosa possiamo far noi? Vista la mala parata e il pericolo di restar senza, perch\u00e9 molti andavano la seconda e la terza volta, misi in disparte i riguardi e mettendo in opera i sistemi altrui, forse aiutato un po\u2019 anche dalla talare, con quattro vigorose bracciate fui dentro e servito. Consegnai la gavetta al sig. Botteri che ormai disperava di potersi salvare, lo inviai in baracca a mangiarsela, presi la sua vuota e in men che non si dica ripetendo la stessa manovra lo raggiunsi anch\u2019io, felici come ci si contenta di poco, di ingoiare quella brodaccia [im]mangiabile che pure ad ogni cucchiaiata sembrava farci riavere.<\/i><\/p>\n<p><i>Che cos\u00ec non poteva andare ognuno lo capiva e lo cap\u00ec anche Buffalo Bill. Il giorno seguente venne con le tessere e allora la distribuzione diventa meno tumultuosa. Le porzioni per\u00f2 sono sempre insufficienti per quantit\u00e0 e schifose per qualit\u00e0. Ecco la minuta dei nostri pasti durante quel primo periodo della cura. La mattina immancabilmente caff\u00e8, chiamiamolo pure cos\u00ec a costo di mentire. A mezzogiorno mezza gavetta di riso o di orzo poco condito o affatto. Due volte in settimana ci si pescava qualche traccia di carne nera coriacea che ad attribuirla a quell\u2019animale che \u00e8 il simbolo della pazienza <\/i>[forse il riferimento \u00e8 al bue, NdA]<i>, gli si farebbe forse torto. A sera, quando a pranzo, lo chiamo cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 il pasto principale della giornata, ci fu carne, si riceveva solo quella cosa che abbiam chiamato caff\u00e8, se no un\u2019altra volta minestra. Sopra tutto questo una misera pagnottella di forse 300 grammi che doveva servire per tre pasti ma che ordinariamente spariva tutta ancora al primo. Se non fosse anacronistico si potrebbe pensare che Rabelais ebbe qui l\u2019ispirazione di creare il suo Gargantua.<\/i><\/p>\n<p><i>[\u2026] Lascio in disparte la fame. La rivedremo ancora e rientriamo in baracca. Soddisfatto ai miei doveri di sacerdote, bisogner\u00e0 pur pensare a coricarsi per un po\u2019 di riposo. Passare dagli agi e comodit\u00e0 della nostra stanzetta a quelle assi coperte di pattume \u00e8 cosa che provoca una ripugnanza insuperabile eppure vincere bisogna. [\u2026] Avvolto testa e vita nella mantellona, la valigia per cuscino, in mezzo agli amici e ai compagni di sventura di Pieve di Bono, pigiati l\u2019uno all\u2019altro come sardelle nel barile, pur disturbato da quella moltitudine di gente acconzata <\/i>[probabilmente intende acconciata, sistemata, NdA]<i> che cercava di fare i propri comodi a spese altrui, chiusi gli occhi e il sonno invocato e ristoratore venne finalmente, mi tolse alla dura realt\u00e0 e mi port\u00f2 nel regno dei sogni.<\/i><\/p>\n<p><i>Nei primissimi tempi, a Katzenau mancava ogni organizzazione e per fino un dirigente. Eravamo alla merc\u00e9 dei militari e di Buffalo Bill, quelli per tormentarci e questo per sfruttarci speculando sulla nostra fame. Un po\u2019 alla volta le cose migliorarono alquanto. Dopo circa una settimana ci diedero un po\u2019 di paglia e fu un piccolo beneficio per le nostre vive costole rotte e dolenti. Il barone Gustav Reicher fece da principio una breve apparizione ed era indicato e conosciuto \u201cper quello dalle braghe bianche\u201d, poi scomparve chiamato forse a Vienna a prendere gli ordini ed imparare come si dovevano trattare i traditori della patria. Intanto lo sostituiva certo Neboj, con attribuzioni ben limitate. Era un uomo insicuro, sempre impacciato e si faceva vedere raramente perch\u00e9 non sapeva dir di no e non poteva dir di s\u00ec. Un vero travetto, inutile ingombro di qualche ufficio. Pure per suo interessamento, noi sacerdoti abbiamo avuto dei favori segnalati. Prima dunque la paglia che i giacigli, poi una coperta per ciascheduno e poi ci mise a disposizione una piccola baracca. \u201cLa baracca dei preti\u201d. Eravamo una quindicina e cresceremo poi a circa quaranta. Intanto la curia di Linz per mezzo di monsignor Lokringer ci procur\u00f2 biancheria e suppellettili per la celebrazione della Messa. La prima volta abbiamo celebrato il 30 maggio festa della s.s. Trinit\u00e0. Solo chi \u00e8 sacerdote pu\u00f2 comprendere con quale e quanta commozione riprendemmo la celebrazione del Divin Sacrificio dopo la forzata interruzione di una settimana. Un portico avanti l\u2019ingresso della nostra baracca ci serviva da chiesa e l\u00ec all\u2019aperto i devoti venivano frequenti ad ascoltare la Messa<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Come ben ricorda don Apolloni, a capo del campo troneggia il barone Gustav Reicher, anche se per qualche tempo viene sostituito da un insignificante aiutante chiamato Neboj. Non ha l\u2019aria cattiva, il barone. Una foto lo raffigura come un uomo di mezza et\u00e0, sui 45, appena stempiato ma con i capelli nerissimi in perfetto ordine, leccati all\u2019indietro. Giacca grigio scuro, camicia bianca con colletto alto, \u00e8 ricurvo sulla scrivania con un pennino in mano. Alla sua destra una pila di carte, a sinistra un ingombrante telefono mentre sullo sfondo \u00e8 appesa una grande carta della quale non si leggono le scritte. Ha l\u2019aria affaccendata, e non ricorda affatto i kap\u00f2 nazisti ritratti da Spielberg in <i>Schindler\u2019s List<\/i>. L\u201911 giugno 1915 (prima dell\u2019arrivo di don Elvio ma dopo l\u2019ingresso di don Apolloni) Reicher scrive una relazione diretta al luogotenente del Tirolo e Vorarlberg:<\/p>\n<p><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u201c<i>Insieme alla mancanza di vegetazione questo fa s\u00ec che ci sia un caldo addirittura tragico nella zona del campo e ancor pi\u00f9 nelle baracche. [\u2026] La vita degli internati fu sino ad ora molto modesta. Molti non possedevano ancora un saccone e dovevano dormire sulla pura paglia. Al mattino veniva dato caff\u00e8 con un pezzo di pane, a mezzogiorno minestra con un pezzetto di carne due volte la settimana, alla sera di nuovo minestra o caff\u00e8<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Nelle prime note il barone appare scrupoloso e preoccupato delle condizioni di vita del campo. Teniamo a mente questo aspetto, la preoccupazione per gli internati, perch\u00e9 sar\u00e0 determinante nella vicenda di don Elvio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Che fare dunque per il caldo? Reicher propone di piantare una fila di alberi per portare un po\u2019 di ombra agli accaldati ospiti. Pensa anche, e lo realizza, di migliorare la questione del vitto dando la possibilit\u00e0 agli internati di farsi da mangiare da soli. Fornisce loro una corona al giorno, con la quale acquistare nel negozio del campo i generi alimentari preferiti. Peccato che gli internati particolarmente abbienti non possano comprare i cibi che sono abituati a mangiare. Ma ecco la soluzione: una convenzione con un ristorante vicino per portare, diciamo a domicilio, pranzi e cene gi\u00e0 pronte. Altro che app di consegne! Nel campo non ci sono agitazioni, la vita scorre tranquilla, anche se le guardie a volte si lasciano prendere troppo la mano. Lo lamenta persino il barone Reicher, rilevando per\u00f2 la sua impossibilit\u00e0 di invitarli ad un comportamento pi\u00f9 mite. Per il resto Katzenau \u00e8 una vera e propria citt\u00e0 che richiede un\u2019amministrazione efficiente, a cui deve naturalmente pensare il barone. Esiste un commercio interno per un giro d\u2019affari di 120.000 corone al mese. C\u2019\u00e8 un servizio postale, dove arrivano ogni giorno 30 pacchi, 40 vaglia postali con 600 corone e 800 lettere e cartoline. Vengono costruiti un ospedale e una chiesa, funzionanti e attivi. In qualche caso si pu\u00f2 anche uscire, sotto scorta, per andare a lavorare in citt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>All\u2019inizio sembrano evitate le malattie infettive, ma quella condizione di prigionia anomala, quella vita da reclusi in una citt\u00e0 senza uscita, in uno Stato nello Stato, a qualcuno pesa pi\u00f9 che ad altri ed ecco verificarsi i primi casi di malattia mentale. Chi non riesce a mantenere un equilibrio psichico viene portato in ospedale, ma non si fa in tempo per tutti: Reicher rileva un tentativo di suicidio ed uno riuscito, ma forse, annota il barone, c\u2019era gi\u00e0 una \u201cpredisposizione per natura alla depressione\u201d. Aggravata dal campo, sottinteso.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Dopo le prime settimane le cose sembrano sistemarsi, pi\u00f9 per l\u2019operosit\u00e0 e l\u2019ingegno degli internati che per l\u2019impegno dei carcerieri. Tutto appare funzionante: ospedale, chiesa, mensa, negozi, una scuola ecc. Quello che per\u00f2 \u00e8 dannatamente irrimediabile \u00e8 la noia. Pu\u00f2 sembrare una follia parlare di noia in quelle circostanze ma \u00e8 proprio cos\u00ec. Cosa fanno per tutto il tempo gli internati? Una volta che hanno provveduto ai loro bisogni personali, in cosa vengono occupati? Non siamo ancora (per fortuna) nei lager nazisti dove i prigionieri sono costretti a lavorare fino all\u2019esaurimento delle forze. Il campo di Katzenau \u00e8 s\u00ec una forma di privazione di libert\u00e0, terribile, ma non punta allo sterminio. La punizione \u00e8 preventiva: se qualcuno \u00e8 ritenuto pericoloso viene messo in una specie di quarantena in modo che con le proprie (presunte) idee sovversive non possa nuocere, non possa fomentare altri a pensarla come lui. E si sa, in quarantena, quanto sia dura far passare il tempo. Reicher a questo proposito scrive: \u201c<i>Molti della classe pi\u00f9 bassa sono ora naturalmente occupati come operai, ma tutti gli altri sono senza un lavoro, giocano tutto il giorno a carte, sono resi scontenti dall\u2019inoperosit\u00e0, e generano soltanto irrequietezza. Ancora peggiore si presenta il problema fra le persone istruite, che sono tutte senza un\u2019occupazione ad eccezione di alcuni che lavorano per l\u2019amministrazione<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ingegnoso Reicher organizza cos\u00ec dei corsi di francese, tedesco e costituisce una banda musicale. Dopodich\u00e9 i suoi rapporti cessano: della sua attivit\u00e0 non sappiamo pi\u00f9 nulla, tranne quello che scriveranno gli internati. E dell\u2019atmosfera ludica, quasi vacanziera dei primi tempi, resta molto poco. I controlli si fanno pi\u00f9 serrati. Il cibo diventa pi\u00f9 scarso e immangiabile (del resto, \u00e8 cos\u00ec in tutto l\u2019Impero). Le voci che provengono dal campo iniziano ad essere sempre pi\u00f9 inquietanti, ma, fatto strano, non concordanti. Alcune lamentano un clima di terrore che richiama quello dei futuri campi nazisti; altre riportano i soliti problemi come il cibo e il sovraffollamento, ma senza troppa enfasi. Lo stesso dicasi per il barone Reicher. Cinico e spietato o mite funzionario che cerca di risolvere i problemi come pu\u00f2? Chi dice il vero?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Di certo non \u00e8 una bella situazione, e per far valere le proprie ragioni conviene dipingere il nemico come un mostro inumano. Per gli internati il nemico \u00e8 l\u2019Austria che li ha imprigionati, quindi anche una descrizione un po\u2019 colorita e caricaturale di Reicher e del campo pu\u00f2 essere utile per dar valore alle proprie rimostranze. Comunque, sempre di un campo di prigionia si tratta, e non \u00e8 un bel vivere.<\/p>\n<p>Nel novembre 1915 don Apolloni \u00e8 ancora internato quando arriva nella baracca destinata ai parroci anche don Elvio. \u00c8 il 17 del mese, l\u2019ingresso \u00e8 annotato scrupolosamente nel diario di un altro internato, Francesco Gottardi. Il parroco di Besenello ha dunque impiegato dodici giorni per arrivare al campo, per percorrere un tragitto che oggi, in auto, richiederebbe solo qualche ora!<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Nel frattempo l\u2019autunno \u00e8 arrivato e con esso il campo si trasforma rapidamente prima in un pantano e poi, gi\u00e0 da met\u00e0 novembre, in una distesa di neve. Imperversano malanni ed epidemie, complice anche il sovraffollamento per il quale si fatica a trovare una soluzione. E forse proprio a causa di uno di questi problemi, il sovraffollamento, Reicher decide di trasferire gi\u00e0 dal 18 novembre una parte dei parroci trentini all\u2019abbazia dei Padri Agostiniani di Reichersberg, poco lontano da Katzenau. Per don Elvio, cos\u00ec come per gli altri sacerdoti, \u00e8 un colpo di fortuna. La permanenza nel campo \u00e8 durata solo 24 ore!<\/p>\n<p>Anche se la libert\u00e0 non \u00e8 ancora conquistata, perlomeno i parroci che vengono trasferiti si risparmieranno le asprezze del campo di internamento e potranno approdare in un luogo di culto pi\u00f9 consono al loro ruolo. Quel 18 novembre venti religiosi partono quindi da Katzenau, scortati dalla gendarmeria, e fanno il loro ingresso nell\u2019antica abbazia di Reichersberg. La decisione su chi deve partire e chi no \u00e8 accesa tra i sacerdoti stessi, come ricorda Gottardi nelle sue memorie. Un certo don Lino \u00e8 tra i fortunati che riescono a spuntarla, ma non parte a cuor leggero:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u201c<i>\u00c8 in preda a nuove melanconie. Mi prega di dire a sua zia Irene, se egli non la vedesse pi\u00f9, che si porti a casa sua (di lui) a Verv\u00f2, che faccia colla famiglia un contratto di vitalizio. Suo fratello Alfonso non si sa come ritornerebbe dalla prigionia di guerra in Russia, l\u2019altro essere poco adatto per affari, il padre gi\u00e0 vecchio e quindi un aiuto [sarebbe] assai desiderabile. Anche di sua sorella Virginia, sposata Pasolli ei prega me e Bertoluzza di interessarci se essa ne avesse bisogno. Io gli scaccio i pensieri tristi e lo incoraggio a sperare presta liberazione e felice ritorno in patria. I preti in partenza danno a sera una bicchierata e mi ringraziano [\u2026]<\/i>\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Cos\u00ec scrive ancora Gottardi nelle sue memorie.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019inizio di un periodo migliore, ma neanche tanto a sentire le voci che qualche tempo dopo raggiungono il campo:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u201c<i>Da Reichersberg notizie che non vi si trovano tanto bene. Cos\u00ec l\u2019egoismo ebbe il dovuto premio! [Quando \u201cBarba Zan\u201d assiepava la vigna e la chiudeva a \u201cVin\u201d o \u201cCogol\u201d:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p><i>\u201cMaggiore aperta molte volte impruna<\/i><\/p>\n<p><i>Con una forcatella di sue spine<\/i><\/p>\n<p><i>L\u2019uom de la villa quando l\u2019uva imbruna.\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>(Purgatorio &#8211; IV.18)<\/i>\u201d<\/p>\n<p>Quando l\u2019uva sta per maturare, spesso il contadino ostruisce con una forcata di pruni spinosi un\u2019eventuale piccola apertura.<\/p>\n<p>Il commento di Gottardi \u00e8 letteralmente pungente: sembra godere del fatto che neanche in abbazia i sacerdoti si trovino bene. Avete voluto andarvene? Ben vi sta. Ma come stanno davvero i preti a Reichersberg? E quanto dura il loro \u201csoggiorno\u201d? Don Elvio condivide le stesse preoccupazioni degli altri religiosi, ma a differenza loro ha un cruccio in pi\u00f9. Parlando con i colleghi, si \u00e8 scoperto che qualcuno \u00e8 per davvero irredentista, cio\u00e8 parteggia sul serio per l\u2019Italia. C\u2019\u00e8 poco da lamentarsi, quindi, se questi sono finiti agli arresti. Altri, invece, avevano manifestato critiche nei confronti della guerra e delle sue conseguenze. Ma esprimere perplessit\u00e0 nei confronti della guerra non andava fatto: la guerra, secondo la propaganda austriaca, \u00e8 giusta, perch\u00e9 chi attacca \u00e8 l\u2019Italia e l\u2019Austria non pu\u00f2 che difendersi. Fine del discorso. Chi non \u00e8 d\u2019accordo va allontanato, come puntualmente accade.<\/p>\n<p>Don Elvio, invece, pur ascoltando con interesse il punto di vista dei religiosi, continua a chiedersi che cosa possa aver combinato di cos\u00ec grave da condividere la loro stessa sorte. Non \u00e8 un irredentista. Non si \u00e8 espresso contro la guerra. Non ha parlato male dell\u2019Imperatore. E dunque perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec? Il motivo si scoprir\u00e0, ma di acqua sotto i ponti ne deve passare ancora molta anche se, \u201csolo\u201d un anno dopo, accadr\u00e0 un evento che cambier\u00e0 il corso della storia (e anche la vicenda di don Elvio).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sera del 5 novembre 1915. Un sacerdote di mezza et\u00e0, alto, robusto, energico, \u00e8 nella sua canonica affianco alla chiesa di Besenello, territorio austriaco. \u00c8 intento a sbrigare della corrispondenza poco prima di coricarsi. Il freddo \u00e8 gi\u00e0 pungente e la vecchia stufa in ghisa ha ormai esaurito tutta la legna. Non \u00e8 prudente uscire [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[401],"tags":[],"class_list":["post-2562","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-capitoli-promo"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2562","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2562"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2562\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2565,"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2562\/revisions\/2565"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2562"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2562"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2562"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}