{"id":34,"date":"2014-06-16T22:03:55","date_gmt":"2014-06-16T20:03:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tracciati.eu\/viaggiaitalia\/?p=34"},"modified":"2021-01-04T10:31:54","modified_gmt":"2021-01-04T09:31:54","slug":"il-museo-della-navigazione-fluviale-a-battaglia-terme-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/index.php\/2014\/06\/16\/il-museo-della-navigazione-fluviale-a-battaglia-terme-pd\/","title":{"rendered":"Il museo della Navigazione fluviale a Battaglia Terme (Pd)"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_35\" aria-describedby=\"caption-attachment-35\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.tracciati.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/140423_068_Battaglia-Terme_MuseoNavigazioneFluviale1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35 size-medium\" src=\"http:\/\/www.tracciati.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/140423_068_Battaglia-Terme_MuseoNavigazioneFluviale1-300x199.jpg\" alt=\"140423_068_Battaglia Terme_MuseoNavigazioneFluviale1\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.tracciatieditore.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/140423_068_Battaglia-Terme_MuseoNavigazioneFluviale1-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.tracciatieditore.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/140423_068_Battaglia-Terme_MuseoNavigazioneFluviale1-768x510.jpg 768w, https:\/\/www.tracciatieditore.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/140423_068_Battaglia-Terme_MuseoNavigazioneFluviale1.jpg 787w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-35\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019esterno del Museo della Navigazione fluviale di Battaglia Terme (foto Giorgio Boller \u2013 Regione del Veneto)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Andava a comporre palazzi e marciapiedi di Venezia la trachite dei Colli Euganei. A trasportarla erano i \u201cburci\u201d, le tipiche imbarcazioni lunghe e capienti che solcavano i placidi canali dell\u2019entroterra veneto. E ai burci \u00e8 \u00a0dedicato il\u00a0<a style=\"color: #3d97c2;\" href=\"http:\/\/www.museonavigazione.eu\/\"><strong style=\"font-weight: bold;\">Museo della Navigazione fluviale di Battaglia Terme<\/strong><\/a>, dove non sar\u00e0 raro incontrare uno degli ultimi \u201cbarc\u00e0ri\u201d,\u00a0<strong style=\"font-weight: bold;\">Riccardo Cappellozza<\/strong>, intento a raccontare a scolaresche o semplici appassionati i propri ricordi di un mondo che fu, quello della civilt\u00e0 d\u2019acqua vanto della Repubblica veneta.<!--more--><span id=\"more-582\"><\/span><\/p>\n<p>Il museo, aperto negli anni Novanta del \u2019900, \u00e8 il primo in Italia dedicato alla navigazione interna, ovvero al trasporto di merci e persone lungo i corsi d\u2019acqua. Un\u2019attivit\u00e0 fondamentale nella pianura Padana ma soprattutto nel territorio veneto, dove una rete capillare di canali permetteva di raggiungere, da Venezia, quasi ogni localit\u00e0 della terraferma dove recuperare ogni sorta di merce, dai prodotti della terra alle pietre da costruzione alla seta e altri filati per l\u2019industria manifatturiera. E, naturalmente, grazie ai canali, pi\u00f9 sicuri delle strade polverose e malfamate, i nobili potevano raggiungere le loro sontuose ville. Purtroppo l\u2019Italia del boom economico dimentic\u00f2 colpevolmente questo mezzo di trasporto e, con esso la manutenzione della rete navigabile: oggi recuperare quanto perduto sembra un\u2019ardua impresa. Se Cappellozza per\u00f2 \u00e8 riuscito a dare vita al suo museo, forse si potr\u00e0 anche ritornare a vedere chiatte e barconi solcare fiumi e canali (e idrovie?) con a bordo i barc\u00e0ri del Duemila\u2026<\/p>\n<p>Cappellozza non era uno \u201cstudiato\u201d, perch\u00e9, a differenza dei fratelli, fin da ragazzo dovette aiutare il padre nel difficile mestiere del barc\u00e0ro. E se ne innamor\u00f2. \u00ab<em>Un buon barc\u00e0ro doveva conoscere cento mestieri \u2013\u00a0<\/em>ama dire<em>\u00a0\u2013 perch\u00e9 oltre a navigare doveva saper cucinare, fare le pulizie, riparare quello che si rompeva<\/em>\u00bb. Per lui, quello era il mestiere pi\u00f9 bello del mondo, faticoso s\u00ec, ma di una fatica che non pesava per nulla. \u00ab<em>Con queste barche \u2013\u00a0<\/em>ricorda<em>\u00a0\u2013 risalivamo la campagna e si andava, fattoria per fattoria, a caricare il grano da portare al mulino Stucchi di Venezia\u2026 C\u2019era l\u2019epoca della campagna del grano, ma anche delle barbabietole, oppure si caricava il carbone per gli zuccherifici<\/em>\u00bb.<\/p>\n<figure id=\"attachment_36\" aria-describedby=\"caption-attachment-36\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.tracciati.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/140423_068_Battaglia-Terme_MuseoNavigazioneFluviale2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-36 size-medium\" src=\"http:\/\/www.tracciati.eu\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/140423_068_Battaglia-Terme_MuseoNavigazioneFluviale2-300x199.jpg\" alt=\"140423_068_Battaglia Terme_MuseoNavigazioneFluviale2\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-36\" class=\"wp-caption-text\">Museo della Navigazione fluviale di Battaglia Terme (foto Giorgio Boller \u2013 Regione del Veneto)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il suo paese era ed \u00e8 Battaglia Terme e il canale omonimo, realizzato dai padovani tra il 1189 e il 1201: il secondo canale artificiale in Europa dopo il Naviglio milanese. Un canale originale, pi\u00f9 che scavato, \u201calzato\u201d: \u00e8 infatti una sorta di fiume pensile che giunge da Padova, dove si stacca dal Bacchiglione, e proprio a Battaglia le sue acque, che qui incontrano quelle del canale Bisatto proveniente da Este, fanno un salto di oltre 7 metri per dare origine al canale Vigenzone, che scorre verso est per tornare a gettarsi, a Bovolenta, nel Bacchiglione e, tramite questo, arrivare a Chioggia. Era l\u2019autostrada direttissima per Venezia solcata dai camion del tempo, i burci.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nel \u2019400 a Battaglia passavano venti barche al d\u00ec \u2013 spiega Cappellozza \u2013 e nel \u2019500 erano oltre trenta. Attraverso i canali consorziali le barche pi\u00f9 piccole portavano le pietre tagliate dal colle di Lispida: qui venivano caricate sui burci pi\u00f9 grandi che sostavano nel porto di Battaglia, uno dei pi\u00f9 importanti porti interni della Serenissima<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Del museo non \u00e8 necessario raccontare molto dopo quanto scritto, il consiglio \u00e8 di visitarlo: basta sapere che conserva oltre mille pezzi, in parte di propriet\u00e0 dello stesso Cappellozza e da lui restaurati, altri donati da ex barcari o dai loro discendenti. Alcuni sono di grande pregio, altri curiosi, come il timone altro 4,50 m della barca Spes e un argano recuperato da un cantiere nei pressi della Specola di Padova. Vi sono poi circa seimila fotografie e modellini di barche e di opere fluviali come le conche di navigazione. Nel cortile esterno sono esposte alcune imbarcazioni (carlina, mascareta, gondola, burci vari). Il museo offre, su prenotazione, laboratori didattici per le scuole ma anche diverse attivit\u00e0 escursionistiche con imbarcazioni tradizionali.<\/p>\n<p><em>Per conoscere il Museo della Navigazione fluviale di Battaglia Terme e sapere quando \u00e8 aperto (di norma il sabato e la domenica) si pu\u00f2 visitare il sito\u00a0<a style=\"color: #3d97c2;\" title=\"museo navigazione fluviale\" href=\"http:\/\/www.museonavigazione.eu\/\">www.museonavigazione.eu<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andava a comporre palazzi e marciapiedi di Venezia la trachite dei Colli Euganei. A trasportarla erano i \u201cburci\u201d, le tipiche imbarcazioni lunghe e capienti che solcavano i placidi canali dell\u2019entroterra veneto. 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